Pallone gonfiato

Testa di giocatore buona solo per portare cappello – V. Boskov

Atripaldi santo subito

… perchè senza di lui (e il resto della società, of course) la Pallacanestro Biella sarebbe probabilmente stata molto più indietro in classifica, e perchè ogni anno è stato costretto a fare le nozze coi fichi secchi, per così dire, e ppure riesce sempre a pescare buoni stranieri e buoni italiani, e a mettere insieme una squadra competitiva che si toglie anche parecchie soddisfazioni.

E intanto si va a gara cinque…

Ancora su Paolo Barlera.

 

 

 

 

Non ci son più le mezze stagioni…

… qui nevica e fa freddo,  e in Italia l’Internazionale vince uno scudetto vero.

(ovviamente adesso gli stessi che criticavano Mancini lo stanno paragonando a Dio – non illudetevi, è sempre un allenatore molto elegante ma un po’ approssimativo).

Io lo conoscevo.

E finalmente qualcuno che conosco è finito sui giornali (per qualcosa di positivo, e non per qualche crimine commesso).

Ovviamente è una conoscenza un po’ in tono minore, ma è pur sempre qualcuno che è finito intervistato sulla Gazzetta dello Sport , perbacco!

Ecco, io il sindaco Tessari lo conosco.

PS: per i più distratti, le sue parole sono riportate alla fine del trafiletto sulle deliranti frasi sparate dalla mamma della Pellegrini. Sul perchè i giornalisti si ostinino a intervistare mamme, nonne, cognate e cuggine degli sportivi, beh, su questo il mistero è ancora fitto.

Paolo Barlera.

Questo post lo avevo incominciato l’estate scorsa, ma poi, per pigrizia e altri motivi, non l’ho mai finito. Se lo ripropongo qui è perchè nel frattempo il protagonista ha incominciato a giocare con più di continuità nella Pallacanestro Biella, ed è ritornato nel giro della nazionale maggiore, e quindi credo che valga la pena di riprendere e terminare la storia che volevo raccontare, perchè ha un finale felice.

“Avvertenza: questa storia contiene probabilmente molte inesattezze, perchè è basata su informazioni raccolte girovagando per la Rete. Però è una storia che vale la pena raccontare, perchè è una di quelle storie che rendono la pallacanestro ancora più bella di quello che è già. Anzi, è una storia così interessante che dovrebbe essere raccontata da qualcuno più bravo a scrivere, e quindi già mi scuso con il diretto interessato per l’intrusione nella sua vita.

Allora, una settimana fa Pallacanestro Biella annuncia l’arrivo in prestito dalla Virtus Bologna del centro Paolo Barlera: come sempre in questi casi, si cercano informazioni sulla carriera del giocatore. Il sito della Lega A è una buona risorsa, perchè riporta le statistiche di tutte le stagioni disputate dal giocatore in A1. Ma, sorpresa sorpresa, per Barlera le statistiche finiscono alla stagione 2000/2001.

Boh, poco male, magari ha giocato in un altro campionato, magari in A2. E infatti, con una piccola ricerca supplementare, si scopre che almeno fino al 2004 Barlera ha giocato in quella serie. Già, e dopo? E prima? Perchè non ci sono notizie? Ha giocato all’estero? E’ rimasto fermo? Perchè? I numeri racconterebbero di un giocatore senza particolari qualità, o, almeno, non quel giocatore determinante che servirebbe per sostituire Frosini negli schemi della Pallacanestro Biella.

Un po’ la curiosità aumenta: da buon tifoso bidimensionale, sale la paura che Biella abbia preso un brocco. Allora cerco su internet, e scopro che Barlera (che adesso ha 24 anni) da giovane (più giovane) era una promessa del basket italiano.

Poi all’improvviso arriva nel 2000 lo stop, a causa di quello che lui ora definisce un “problema ematico”, ma che in realtà era una malattia molto più grave e soprattutto mortale, la leucemia. Dopo un anno passato per ospedali, Barlera riprende ad allenarsi e tenta anche di riprendere a giocare a livello agonistico (e già questa sarebbe una bella notizia), ma arrivano anche altri infortuni a tenerlo lontano dal recupero definitivo. DallaVirtus passa alla Progresso (poi Carisbo) Castelmaggiore, ma arrivano altri infortuni (in rete si legge di problemi alla caviglia e al ginocchio) che lo frenano e ne condizionano il pieno recupero.

Ma il ragazzo non si perde d’animo, e alla fine nella stagione 2006/2007 approda all’Angelico Biella in prestito.
Che sia una promessa e che abbia indubbie qualità lo dimostra il fatto che la Virtus ancora possiede il cartellino del giocatore, e che lo ha mantenuto anche quando Barlera sembrava aver chiuso con il basket. Ma quello che colpisce di più è che, girando per i forum dei tifosi di basket, si leggono solo parole di affetto e di incoraggiamento per Paolo Barlera, e questo significa che anche se in poco tempo e con tanti problemi in mezzo è riuscito a lasciare un segno fra gli appassionati di pallacanestro.

In ogni modo a Biella, dopo un periodo iniziale di scarso minutaggio e poche buone notizie, le statistiche di Barlera cominciano a cambiare e soprattutto incomincia a trovare spazio e maggiori opportunità per giocare con continuità, anche perchè Frosini si fa male e Paolo diventa una pedina fondamentale negli schemi di coach Bechi.

Poi, e siamo alla fine del 2006, arriva la convocazione per lo stage della nazionale.

A questo punto, (grazie a Sky) lasciamo parlare il diretto interessato:

LA STORIA
Barlera, l’azzurro dopo 2 anni e mezzo di stop
Il centro della Virtus ha ripreso in estate a Biella dopo aver curato una malattia ematica. Ieri si è presentato al secondo raduno della Nazionale. «Sono felice, lavoro tanto e sto dimostrando che è possibile»

LE PAROLE sono musica. A volte lo sono ancora. E suonano concerti piacevolissimi. Ascolta­te Paolo Barlera, il gigante ri­trovato. «E’ la seconda convoca­zione e so benissimo che questo è un raduno esplorativo per la Nazionale e il ct Recalcati. Però sono più che contento lo stesso. Ho lavorato tanto in palestra per tornare».
Ecco, Paolo era una grande speranza, alla Virtus di fine An­ni 90. Poi gli esami, la malattia, «un problema ematico», dice lui. E due anni e mezzo in cui la tua vita cambia del tutto. Le pro­spettive, le speranze, le attese. Il centrone di 2,16, è ovvio, non ha smesso di lottare. E quest’anno è ripartito da Biella, casa Ange­lico. Lui che è rimasto comun­que un uomo Virtus: «Ho scelto la società piemontese perché Luca Bechi, l’allenatore, mi vo­leva assolutamente. Mi ha cer­cato. Poi pensavo fosse una città a misura d’uomo. E ho avuto conferma delle sensazioni e di quanto mi era stato detto. Biel­la è molto bella, si sta bene, so­no stato accolto subito come uno di loro. E Luca si è confermato molto attento. Poi c’è Ale Frosi­ni che mi fa un po’ da chioccia». E lui nel frattempo si è ritaglia­to qualche minuto. Ma non cre­diate che sia soddisfatto, il 24enne nato a Monrovia. «Sono riuscito ad avere un piccolo spa­zio, del resto sono a Biella per lavorare sono». E’ a Biella anche per dimostrare, con i fatti, che si può fare, «certo, che si può tor­nare a giocare e che ho la possi­bilità di restare a questo livel­lo ». Lui, campione di quel futu­ro che per un po’ è stato spezza­to. «Ma non cambia la situazio­ne, che uno sia un impiegato un atleta le sensazioni sono le stes­se ». Precisa subito Barlera dal raduno azzurro a Porto San Giorgio. E ha ragione: «Cambia tutto, la tua vita si interrompe. Entri in una fase di attese, di speranza che si risolva per il meglio. Poi, poco alla volta, ca­pisci che va meglio, che puoi ri­cominciare con la palestra, l’im­pegno quotidiano».
La Virtus gli è sempre stata vicino. «Sabatini mi invitava al­le riunioni, alle cene serali. Mi hanno seguito. I compagni? Beh, quando è successo la squa­dra era tutta nuova. Ora quello che mi manca di più non è il tempo perso, anche dal punto di vista tecnica. E’ l’assenza della competizione che lascia il segno. E’ dura riabituarsi». Ma, in fon­do, non è nulla in confronto alla sfida vinta. E non sono parole di rito, davvero. «Certo, meglio non ci fossero state le difficoltà, però non è impossibile. Penso che a Biella potremo disputare una buona stagione». Piuttosto, per Paolo è più difficile perché gioca in un ruolo in via d’estinzione. «Già, è curioso che i lunghi di ruolo giochino così poco. Non ho ancora capito perché siamo po­chi o perché il basket stia cam­biando e le esigenze siano di­verse. Io comunque ci provo sempre. E ho fiducia».
Nel frattempo Paolone conti­nua pure a studiare. «Ingegne­ria informatica, sono al secondo anno. E’ un progetto a lungo ter­mine, so benissimo che non po­trò finire entro i termini. Ma lo ritengo importante. Seguo le le­zioni registrate online» . Così ri­mane poco tempo per gli hobby, Barlera ne ha di particolari, davvero. «Gli acquari e il mo­dellismo, in particolare aerei ed elicotteri. Avrei voluto volare, ma quando avevo 15 anni mi dissero che non si può diventa­re piloti se si supera il metro e novanta. Ero già 1,95. Per quan­to riguarda gli acquari sono ar­rivato ad averne sei nel periodo in cui stavo a casa. Adesso ho in progetto di allestirne uno picco­lo, a Biella». Perché la vita in fondo è fatta di questo, progetti. E Paolo vestito d’azzurro come 5 anni fa nelle giovanili ne ha più d’uno”.

La storia è questa, mal raccontata da me, ma è una bella storia e merita di essere raccontata.

Il Mago è tornato.

E mentre in Italia faceva notte, a Orlando qualcuno metteva a referto il suo career high nella NBA.

Congratulazioni.

Spettacolo!

In barba alle presunte norme a tutela di copyright, vale la pena riportare integralmente la cronaca della partita Cantù-Biella pubblicata sul sito della Gazzetta:

TiSettanta Cantù-Angelico Biella 109-114 dts
di Pietro Terraneo
Succede di tutto in Tisettanta-Angelico. Schiacciate, stoppate, contropiedi, spettacolo. Ma, soprattutto, succede che una Cantù che a 4’ dalla fine del match aveva un vantaggio di 20 punti regala la vittoria a Biella, che ha avuto il merito di crederci fino all’ultimo istante anche quando i numeri sembravano darle torto. Partita un po’ nervosa, ma spettacolare. Che non ha avuto storia almeno fino al minuto 36’, quando l’Angelico (che nell’ultimo quarto ha tirato con l’89% da 2 e con un 6/9 da tre mettendo a segno ben 46 punti) ha cambiato la storia del match, agganciato Cantù a 2’’ dalla fine e messo la freccia del sorpasso nel supplementare andando a conquistare la vittoria. La storia del match è racchiusa tutta in quei 4’ in cui i padroni di casa hanno dato per scontati i due punti e gli ospiti hanno capito di potersela ancora giocare. Daniels è l’uomo match: doppia doppia e soprattutto il rimbalzo decisivo, quello che a 2’’ dalla fine ha regalato la parità e i tempi supplementari ai suoi. Nei supplementari Biella è volata sulle ali dell’entusiasmo, mentre la palla è diventata pesantissima per i brianzoli che negli ultimi 5 minuti hanno tirato con un 1/10 dal campo.
Cantù: Jones 29, Jordan 21, Wilson 16, Mazzarino 15
Biella: Gaines 31, Daniels 19, Porta 18, Dean 17